Sichelgaita

Una donna eccezionale, la principessa Sichelgaita, longobarda e moglie del normanno Roberto il Guiscardo. Colta, di grande personalità, capace anche di andare in guerra e di combattere al fianco del marito.

Sichelgaita, prinicpessa longobarda e moglie di Roberto il Guiscardo è stata uno dei personaggi più importanti nella storia di Salerno. Nata intorno al 1036 dal Pirncipe Guaimaro IV e sorella di Gisulfo II, quello che sarà l’ultimo longobardo a regnare su Salerno, ebbe un’educazione di qualità, avvenuta in un convento femminile, probabilmente quello di San Giorgio, educazione classica di tipo medievale, e cioè aderente al trivio e al quadrivio (le arti liberali), ma probabilmente anche di medicina, come era tipico della sua città. E la fama di medichessa e di esperta in veleni – che era la specialità della Scuola Medica, quella che la rese famosa in tutta Europa – le costerà, come vedremo, una fama non positiva. 

Sichelgaita si trovò, nel tumultuoso secolo in cui visse, al centro di tutti i problemi politici e religiosi (che allora si intrecciarono). Andò in sposa a Roberto il Guiscardo, il duca normanno che aveva messo le sue armi al servizio dei longobardi, ma poi era diventato così potente da pensare di scalzarli dal potere.  Non fu certo una sposa discreta e nascosta, diede otto figli al marito, che aveva già sposato una normanna, da cui aveva avuto un figlio, Ruggero Borsa. Signora di una serie di possedimenti in Calabria e in Puglia, viene citata sempre nelle lettere ufficiali che il papa manda al marito. In un momento di grande rinnovamento della Chiesa, che cercava da un lato una riforma morale, dall’altro la riscoperta del potere autonomo dai regnanti e dall’imperatore in particolare, ospitò con il marito a Melfi un importante concilio in cui il papa Niccolò II nel 1059 impostò la sua riforma. 

Sempre al fianco del marito partecipò – non si sa con quale animo – all’assedio della sua città contro il fratello Gisulfo, assedio che si concluse con la sconfitta del principe longobardo che andò in esilio a Roma,  dove intanto era stato eletto papa Gregorio VII, il più acceso sostenitore del potere papale, entrato in conflitto con l’imperatore Enrico IV, che lo assediò a Roma e solo l’intervento del Guiscardo, alla testa di un esercito potente, riuscì a liberare. Ma poi, un po’ ospite e un po’ ostaggio, Gregorio seguì a Salerno Roberto, inaugurò il Duomo, dove, poco dopo, trovò sepoltura. 

Intanto il Guiscardo, inquieto e ambizioso, era volto alla conquista di Costantinopoli, e Sichelgaita fu sempre con lui, fino a guidare le truppe a lei fedeli nella battaglia di Durazzo, in cui venne ferita da una freccia e contribuì alla vittoria del marito

Alla morte del Guiscardo, scoppiò l’inevitabile scontro tra Boemondo, figlio di primo letto, e il figlio di Sichelgaita, Ruggero Borsa, e qui la leggenda vuole che Sichelgaita avvelenasse il figliastro, per poi, dietro minaccia, fornirgli l’antidoto. Leggenda, ma radicata nella storia locale. 

Il dissidio tra i due fratellastri si risolse, dopo scontri e battaglie, dividendo i possedimenti, e affidando la parte occidentale a Ruggero e il regno di Antiochia, e quindi l’Oriente, a Boemondo. 

Sichelgaita mise termine alla sua vita – piena e avventurosa - nella quiete dell’Abbazia di Montecassino nel 1090.

 

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