L'Ottocento e il Novecento fino al Fascismo

Dopo l'Unità d'Italia Salerno ritrova un nuovo vigore, assopito nei primi decenni del secolo. Sorgono il Teatro Verdi e la Villa Comunale e, in epoca fascista, imponenti edifici pubblici.

Tra Settecento e primo Ottocento i circuiti di distribuzione dei prodotti della provincia rimanevano ancora relativamente autonomi e utilizzavano canali di produzione e commercializzazione spesso esterni alla città di Salerno. Quanto all’antica Scuola medica, nel 1810, durante il decennio francese, fu soppressa a favore della centralità dall’Università di Napoli, durissimo colpo per la tradizione millenaria della scuola.

L’Ottocento vede Salerno prima sonnolenta e ferma, poi, dopo l’Unità e per l’intraprendenza del sindaco Matteo Luciani, prende nuovo vigore. La città si estende fuori dell’antico perimetro delle mura medievali, si costruisce la Villa Comunale, e poi il Teatro Verdi, luogo di arte e cultura che continua ancora a proporre offerte di alta qualità. 

Intanto in periodo borbonico a Salerno si erano insediati imprenditori svizzeri per costruire un polo di industria tessile. I Cotonifici Riuniti di Salerno (diventati poi Manifatture Cotoniere Meridionali) si sviluppano nel quartiere di Fratte e sono la base di quell’attività industriale che farà di Salerno la città produttiva più importante della Campania, ricca di imprese nei campi delle costruzioni, dei molini e pastifici, dei laterizi. 

Il periodo fascista, in linea con le direttive generali del regime, segna la costruzione di alcuni grandi edifici pubblici, dal Municipio, al Palazzo della Prefettura

Salerno è protagonista di un evento che segna un’importante svolta nel fronte Sud nella seconda Guerra Mondiale, qui sbarcano gli Alleati. Il 9 settembre la piana del Sele vede il più ingente sbarco di truppe militari prima di quello in Normandia.

Dall'11 febbraio al 14 luglio 1944 Salerno diventa capitale del Regno del Sud fino alla liberazione di Roma. La prima riunione del consiglio dei Ministri presieduto da Badoglio avviene nel salone del Municipio di Salerno. In questa fase si registra anche un atto politicamente rilevante, passato alla storia come “la svolta  di Salerno”, attraverso il quale il segretario del partito comunista Togliatti appoggia quel primo governo post-regime rimandando alla conclusione del conflitto la questione istituzionale, la scelta tra monarchia o repubblica.

Il dopoguerra si apre con macerie e speranze.

 

 

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